ALMANACCO DEL GIALLO 2007
 
   Questioni di famiglia, di Maurizio Colombo   L’Assassino e lo Scienziato, di Gianmaria Contro  
  Il Duro che uccide, di Giuseppe Lippi
 





Tutto ha inizio da Mario Gianluigi Puzo, nato nel 1920 da una famiglia di immigrati siciliani stabilitasi a New York, in un quartiere dalla dubbia fama, detto Hell’s Kitchen (“la Cucina dell’Inferno”), poco lontano da Manhattan. Seguendo la sua naturale vocazione per la scrittura, Puzo pubblica nel 1955 il suo primo romanzo, L’arena oscura, un torbido melodramma che ha come sfondo la Germania del dopoguerra, cui fa seguito Mamma Lucia (1965), la biografia romanzata di sua madre, costretta a vivere nel Nuovo Mondo occupandosi, sola e abbandonata dal marito, della numerosa prole. Malgrado gli apprezzamenti critici, i due libri si rivelano dei fallimenti dal punto di vista finanziario. Così Puzo, dopo anni di lavoro in qualità di giornalista specializzato in cronaca nera, mette mano a una terza opera, ambientandola nel mondo delle famiglie mafiose e includendo nella trama i mille aneddoti che ha sentito raccontare sul crimine organizzato newyorkese. Insomma, dopo aver tentato invano di scrivere “il Grande Romanzo Americano”, Puzo abbassa il tiro delle sue ambizioni e cerca di finire il più velocemente possibile quella crime-novel senza troppe pretese letterarie che dovrebbe garantirgli un buon ritorno economico. Si intitola The Godfather (in Italia: Il Padrino) e ne è protagonista Don Vito Corleone. Emigrato, per l’appunto, dalla cittadina siciliana di Corleone (il suo vero cognome è Andolini, ma è stato ribattezzato con il nome del paese d’origine da un distratto ufficiale della dogana di Ellis Island), il venerabile Don Vito, dopo decenni di crimini e intimidazioni, comanda la più potente organizzazione mafiosa d’America. Per il carattere del personaggio, Puzo si ispira ancora una volta a Mamma Lucia, al suo mix di saggezza e crudeltà, al suo senso pratico e al suo amore per la famiglia, tanto che, in un’intervista, lo scrittore confessa: “Ogni volta che Don Vito parla, io sento la voce di mia madre”.