ATLANTE MAGICO
Decima tappa: Pontremoli
 
 

                                              

 

Cari amici dell'avventura, mentre mi apprestavo a dedicare questa puntata ai monoliti dell'Isola di Pasqua, mi sono ricordato che, di tanto in tanto, vi devo parlare di luoghi magici italiani, più economici per chi voglia andarci di persona, oltre che alla portata di auto, motorette e Ferrovie dello Stato. Già, il nostro Bel Paese possiede molti luoghi magici (nonostante  la

 

quasi generale  incuria in cui è tenuto il patrimonio culturale). In questa rubrica, ne avete già conosciuti un paio, ricchi di fascino e di mistero, come Bomarzo e Cerveteri. Oggi vi presento una straordinaria collezione di monoliti preistorici, che rendono ancor più magico il luogo, già di per sé suggestivo, in cui sono conservati. È un castello medioevale e io ho un debole per i castelli. Perciò, cari turisti "magici", seguitemi. Visitiamo insieme il Castello di Piagnaro! Pontremoli, capoluogo della Lunigiana, storica regione a cavallo tra la Liguria e la Toscana, è uno di quei borghi arroccati sulle colline tra il Passo della Cisa, le candide, marmoree Alpi Apuane e il Mar Tirreno. Intorno all'anno Mille, dal Nord, dalla pianura, arrivavano le orde  degli  Ungari

 

e, dal mare, piombavano le scorrerie dei pirati saraceni. Così, Pontremoli, come gli altri paesi della Lunigiana, si strinse sui fianchi di un colle attorno al suo castello, che del colle occupa il cocuzzolo, come sentinella ed estremo baluardo. Oggi Pontremoli si è estesa nella valle, con banali edifici moderni, supermarket e pompe di benzina. Ma il borgo medievale esiste ancora. E salendo per la stretta, antica via del borgo, detta "il Solco", si arriva al Castello del Piagnaro. L'antica fortezza, distrutta ripetutamente nel Medioevo, in più riprese dall'Esercito Imperiale, dai lanzichenecchi di Carlo VIII, e persino, nel 1329, dagli stessi pontremolesi in rivolta contro il vicario dell'imperatore che vi si era insediato, è ancora in piedi. Nel nostro secolo, il castello ha rischiato di andare in rovina, ma, per fortuna, negli anni Settanta è stato restaurato, per adibirlo a museo. Così, è stato salvato non soltanto il castello, ma anche un'altra importante testimonianza, ancora più antica, dell'arte e della cultura della Lunigiana. Nel castello ha, infatti, sede il Museo delle statue-steli lunigianesi. Non è un museo come gli altri; è un luogo di visioni, emozioni, immagini oniriche. Le steli preistoriche ritrovate in vari punti della valle sono sistemate in grandi saloni immersi nella penombra, ciascuna illuminata da un fascio di luce radente, che mette meglio in evidenza i bassorilievi con cui sono scolpite. Le statue-steli sono veri e propri menhir celtici, databili all'età del Bronzo, tra il Terzo millennio avanti Cristo e la conquista romana della regione (primo secolo avanti Cristo). Molte di loro sono antropomorfe, riproducono cioè la forma umana. Hanno teste, braccia scolpite a bassorilievo, armi nel caso di statue di guerrieri, seni se statue femminili. Probabilmente, rappresentano divinità: le statue maschili erano numi tutelari, che proteggevano i campi e i boschi, quelle femminili riproducevano la Dea Madre, divinità della Terra preposta alle coltivazioni e alle sepolture. Dalla visita al museo che raccoglie questi misteriosi menhir italici si emerge come da un suggestivo tuffo nel passato.
Sergio Bonelli


 

 

 

 

In alto: a sinistra, una foto notturna del Castello del Piagnaro; a destra,  le mura del Castello e la sottostante città di Pontremoli. Sotto: la Torre di guardia del Castello e una delle misteriose statue steli funerarie contenute nel suo museo. La caricatura di Sergio Bonelli è opera di Fabio Celoni.