ATLANTE MAGICO
Diciassettesima tappa: Monument Valley
 
 

                                              

 

Cari viaggiatori "magici", il luogo che vi presento questa volta sarà familiare a molti di voi, per averlo visto spesso fare da sfondo alle avventure di Tex e da indimenticabile, epico scenario ai grandi western di John Ford, come "Sentieri selvaggi", "Ombre Rosse", "I cavalieri del Nordovest", "Sfida infernale". È forse il paesaggio naturale  più  filmato  di   tutta   la  storia  del  cinema,

 

 quello che più  di ogni altra ricorda il Selvaggio West. è la Monument Valley, la terra dei Navajo. Pinnacoli, altopiani, torri, castelli diroccati, terrazze, canyon di rossa arenaria svettano nel paesaggio desertico, stagliandosi contro un cielo drammatico e infinito. La forma dei "monumenti", alcuni dei quali raggiungono i trecento metri d'altezza, è dovuta all'erosione. Alcuni pinnacoli, infatti, sono caratteristici, esili colonne d'arenaria rossa, con poggiato in cima, in modo apparentemente precario, un "cappello" di roccia più dura, che ha protetto la sottostante arenaria dall'erosione dei venti e delle acque piovane. Altri monoliti rocciosi sono invece circondati da ghiaioni detritici: in questi casi, l'erosione è tuttora in corso; nel giro di qualche migliaia d'anni, al posto di tali torrioni ci sarà un mucchio di pietre, e infine soltanto la sabbia del deserto. Ai picchi sono stati dati nomi fantasiosi come le loro forme: "la Gallina nel Nido", "i Guanti", "il Pollice", "il Castello", "il Palo del Totem", "la Mesa dell'Elefante", "il Camino".  

 

Queste regioni, al confine tra lo Utah e l'Arizona, ospitano i più antichi insediamenti umani del Nord America, quelli degli Anasazi, gli "Antichi" (ne abbiamo già parlato in questa rubrica, a proposito di Mesa Verde). Nella Monument Valley, si possono ancora vedere i loro antichi pueblos. Sulle pareti di una delle vecchissime case di adobe (fango e paglia), ci sono le impronte di centinaia di mani impresse grazie e vernice bianca: l'edificio è conosciuto come "Casa dalle Molte Mani". Qualche secolo fa, dal lontano Nord giunse in queste terre un popolo di razza Athapaska, i Navajo. I nuovi arrivati si scontrarono con gli indiani Pueblo, tra cui Hopi e Pima, probabilmente discendenti degli antichi Anasazi. Ma assimilarono anche gran parte della loro cultura: la lavorazione delle pietre turchesi, la pastorizia, la tessitura di coperte di lana a disegni geometrici, con gli stessi simboli che si ritrovano nelle rovine Anasazi. Attualmente, la Monument Valley è Parco Tribale della Riserva Navajo. Al suo ingresso vi verrà data una cartina riproducente il polveroso circuito che corre per una ventina di chilometri in un indimenticabile scenario. Insieme alla cartina riceverete anche un biglietto di ingresso e un cortese ringraziamento in lingua navajo; questo perché, se non lo avete ancora capito, il tutto è a pagamento. Dopo aver apprezzato lo splendido paesaggio naturale, non mancate di fare un salto a Window Rock e dintorni, per conoscere la realtà della più importante riserva indiana.

Sergio Bonelli

 

 
  


  In alto: il creatore di Tex, Gianluigi Bonelli, durante il suo viaggio nella Monument Valley, che ha fatto da sfondo a molte avventure di Aquila della Notte (qui sopra in una vignetta di Galep tratta da "Tex" n. 134). La caricatura di Sergio Bonelli è opera di Fabio Celoni.